Santa Barbara

Categoria: Santa Barbara Pubblicato: Venerdì, 30 Maggio 2014 Scritto da Giuseppe Mirenda

L’edificazione della chiesa di S. Barbara è da collegarsi al culto professato dalla cittadinanza per la santa martire, proclamata nel 1580 patrona della città.
Il primo miracolo si ebbe nel 1576, quando nella fase più acuta della peste la popolazione chiese la protezione di S. Barbara ed ottenne l’arresto del flagello che provocò, tra i quattromila abitanti presenti in quel tempo a Paternò, molti lutti e desolazioni.
Allontanatasi la calamità, i giurati civici, in accoglimento delle istanze della popolazione, deliberarono di assegnarle un tempio consono alla dignità della nuova patrona, già da tempo venerata nella chiesa dei cavalieri teutonici (attuale chiesa dell’Idria).


fig 0 resti della cappella della maddalenaFig. 1 - Cappella della MaddalenaIl 7 Marzo 1583, essi rilevarono dai padri Cassinesi l’oratorio di S. Maria Maddalena, che sorgeva nei pressi del monastero delle benedettine.
La traslazione venne autorizzata dalla Santa Sede con lettera del 30 Aprile 1583 e dal vicario capitolare di Catania, Pietro de Foresta, con lettera del 25 Maggio successivo.

Anteriore al 1583, quindi, è l’erezione del tempio, che tuttavia, nell’attuale morfologia e nell’articolato schema compositivo dell’insieme, manifesta diversi tempi di realizzazione quale risultato di una serie di trasformazioni e di ampliamenti verificatisi nel corso dei secoli.
Questo destino è solito nell’edificazione di grandi opere perché entrano in gioco diverse esigenze, che portano al frazionamento dei lavori: da un lato, vi era l’esigenza di avere l’edificio pronto il prima possibile, visto che il popolo era desideroso di venerare la propria Patrona nel nuovo tempio, il quale poteva raccogliere molti più fedeli; dall’altro lato, bisognava considerare che si stava costruendo su un terreno circondato da altre strutture, quali il Monastero delle Benedettine, le case già presenti nel retro dell’edificio e cosa ancora più importante si era vincolati dalla struttura della cappella della Maddalena (Fig. 1), che determinò l’allineamento in senso longitudinale della nuova fabbrica (bisogna precisare che l’oratorio della Maddalena era sicuramente più lungo degli attuali saloni, viste le proporzioni tra altezza e profondità).

fig 1Fig. 2 - Pianta centrica su base ottagonaleL’edificio da molti viene associato ad una costruzione barocca, ma in realtà, vedremo di seguito perchè tale considerazione è errata.Partendo dall’analisi della pianta, la chiesa di S. Barbara è un caso unico nell’hinterland. Si tratta di una chiesa a croce greca, non del tutto sviluppata, per i problemi già citati sopra. Infatti, siamo in presenza di un edificio a pianta centrica, su base ottagonale (Fig. 2); questa non è stata una scelta formale, ma trova il suo riferimento storico, un po’ più in là nel tempo e nello spazio, ossia a quella tipologia di edifici che trovano radici profonde nell’architettura del VI-IX sec., come quella Giustinianea di Costantinopoli (es.: S. Sofia, SS. Sergio e Bacco, primi esempi di chiesa a pianta centrica).

Quest’ultime hanno uno spazio centrale quadrato che simboleggia la Gerusalemme terrena, il quale era coperto con una cupola che rappresenta la Gerusalemme celeste, questi due “spazi” si raccordano attraverso delle strutture chiamate trombe che trasformano la figura di base, quadrata, in ottagonale (Fig. 2a). Tutto ciò permette non solo un ottimo collegamento strutturale, ma riempie ancor più di significato questi edifici, perché l’8 simboleggia l’ottavo giorno; segno del passaggio dalla vita terrena alla vita eterna, dalla morte alla resurrezione. Queste chiese furono prese a modello dalle nostre chiese paleocristiane italiane, es. S. Vitale a Ravenna (546-48), S. Lorenzo a Milano (352-75); ma qui succedette qualcosa!

Il concetto del numero 8 venne radicalizzato e nacquero delle strutture a pianta ottagonale (Fig. 2b) che furono usatissime per i battisteri (soprattutto nel nord Italia: Firenze, Parma, Pisa, etc.) e per le chiese che ricordavano i martiri (i Martirya). Chi progettò S. Barbara, sicuramente aveva la ferma intenzione di trasmettere attraverso la simbologia sopraccitata una lezione di catechesi sul significato di Battesimo e di Resurrezione.

 
 
fig 2aFig. 2a e 2b - Struttura a pianta ottagonale 
Fig. 2a e 2b - Struttura a pianta ottagonale
 
Spostiamo adesso l’attenzione sugli alzati interni e sul parametro architettonico, tecnicamente detto Trattato, che fa capo a quello di Giacomo Barozzi da Vignola, detto il Vignola, che già agli inizi del XVI sec. era noto in Italia; anche in Sicilia la sua fama arrivò grazie all’amicizia con l’architetto Fra Giovanni Biagio Amico (Palermitano). Quest’ultimo scrisse “L’Architetto prattico”, famoso trattato di architettura.

Fig. 3 - Stucchi della Chiesa S. BarbaraFig. 3 - Stucchi della Chiesa S. BarbaraL’ordine architettonico utilizzato all’interno di questo edificio è quello corinzio, che non è strettamente legato al tipo di capitello usato, ma è la regola che dà misura a tutto lo spazio interno, a tutte le membrature dei cornicioni, delle basi, delle colonne e dell’altezza delle stesse.
Ma allora da dove nasce la convinzione che questa chiesa sia Barocca?
Unico indizio sono gli stucchi (Fig. 3), anche se è bene ricordare che questo tipo di ornamento raffigurato come infinite elici che decorano le volte, sono presenti già nei martirya prima accennati, sotto forma di mosaici. Quest’ultimi non sono altro che la prefigurazione del giardino dell’Eden, il Paradiso, il quale è un altro tassello che ci fa capire come questa chiesa non faccia capo alle chiese barocche. Questi stucchi sono ottocenteschi, dunque, non databili allo stesso periodo di progettazione, ma non è del tutto improbabile che facciano sempre riferimento a quel progetto originale tracciato nel ‘500.

Questa chiesa è l’unica nella provincia di Catania ad essere così enormemente stuccata, tanto da essere definita da alcuni un grande ricamo.
La grande quantità di stucchi si può far risalire al fatto che Paternò fino alla fine dell’’800 era la più grande produttrice di gesso, ricavato dalle cosiddette “Carcari” (termine arabo che indicava i forni dove la calce cuoceva, per essere purificata dalle impurità presenti nel materiale).

La storia dell’architettura ci insegna che si è sempre utilizzato nelle costruzioni il materiale più presente nel territorio, facendo sì che i costi siano contenuti e questo spiega l’abbondante utilizzo di gesso. La chiesa, come detto in precedenza, è stata realizzata in diversi periodi, ciò è confermato dalle numerose date presenti sui vari completamenti, tra cui l’altare nel 1872 (Fig. 4), il pavimento nel 1888 e per ultimo l’organo comprensivo di cantoria, che è stato realizzato dalla Fabbrica d’organi Inzoli di Crema nel 1901 (Fig. 5).

Fig. 4 - L'altareFig. 4 - L'altare

Fig. 5 - L'organoFig. 5 - L'organo

La facciata protesa con il suo largo sagrato sull’omonima piazza, dalla quale riceve spazio e prospettiva, sembra imporle il suo formalistico rigore, sapientemente mediato attraverso la geometrica mostra di schemi architettonici di chiaro stampo classicheggiante. I capitelli sono ionici (conosciamo tre tipi d’ordini architettonici principali: dorico, ionico e corinzio). 

Fig. 6 - L'ordine ionicoFig. 6 - L'ordine ionicoDal trattato di Vitruvio del 27 a.c. leggiamo delle simpatiche storielle che in breve ci fanno capire che l’ordine dorico (il più robusto, il più “duro”) vuole ricordare le proporzioni del corpo virile; lo ionico (elegante, snello) vuole ricordare addirittura le chiome delle belle fanciulle (Fig. 6),
il corinzio non era altro che una modifica dello ionico in chiave naturalistica. Che tali storielle siano vere non ne abbiamo la certezza assoluta, ma certa è 
una cosa: questo gioco affascinò per molti secoli svariati architetti e queste teorie vennero utilizzate frequentemente. 

E’ possibile dedurre che questo edificio, nella facciata, voglia dirci qualcosa: «l’interno del tempio conserva il culto di una bella fanciulla che diede la vita per Cristo». In scala molto grande, possiamo notare come, la facciata è divisa sia in orizzontale che in verticale in 3 parti: portoni, finestre e loggiato, campanile in verticale; ingresso principale e 2 laterali in orizzontale (Fig. 7). 

L’Architettura ci parla ed esalta la SS. Trinità attraverso il numero 9, in quanto multiplo del 3. I simulacri dei SS Pietro e Paolo a coronamento della fascia d’attico, come la statua di S. Barbara sono di Mario Moschetti e sono datati 1911 (Fig. 8).

Anche in questi particolari l’architettura vuole trasmettere un messaggio, dire il perché delle cose, istruire i cristiani; purtroppo non siamo più in grado di leggere quello che la pietra ci comunica, poiché accade sempre più spesso che il decorativismo senza senso vince l’”Arte”.

Fig. 7 - L'ingresso principaleFig. 7 - L'ingresso principale Fig. 8 - La statua di S. BarbaraFig. 8 - La statua di S. Barbara

 

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