Assemblea Pastorale

Categoria: Visita Pastorale 2018 Pubblicato: Giovedì, 19 Aprile 2018 Scritto da P. Salvatore Magrì

I. INTRODUZIONE


Ecc.za Rev.ma,
Carissimi fratelli in Cristo,
abbiamo iniziato questo momento conclusivo della Visita Pastorale, invocando lo Spirito Santo, al quale abbiamo chiesto la grazia di farci “entrare in rete”, per aiutarci a vivere questo momento ecclesiale.
In questo clima di grazia, vogliamo presentare al Signore, nella persona del Vescovo, la nostra comunità che ci piace concepire come una Sposa con tante bellezze suscitate dallo Sposo e con rughe che compaiono sul suo volto ogni qual volta che essa non risponde pienamente alla voce dello Sposo.
In questo senso ogni Visita Pastorale è una provvidenziale occasione per fare memoria di quanto il Signore ha operato in questa comunità insieme ai pastori che l’hanno guidata; occasione per verificare il cammino che si sta compiendo; e, in fine, per rilanciare con più entusiasmo l’impegno missionario che vede collaborare pastori e popolo insieme.
Come parroco, presto la voce alla comunità che ho l’onore e la gioia di presiedere come collaboratore del Vescovo per descrivere l’impegno pastorale che da oltre sessant’anni questa parrocchia svolge nel territorio fin dal momento in cui è stata eretta canonicamente in continuità con l’attività pastorale che già da secoli si svolgeva nella nostra chiesa che fino al 1954 era semplicemente una chiesa sacramentale.

Questa relazione vuole essere - mi si passi il termine - “a cuore aperto” un riconoscere successi e fallimenti per avere, quindi, da Lei, Eccellenza, consensi e suggerimenti proprio come dei figli che si confidano col padre, narrandogli dubbi, ansie, preoccupazioni e ricevendo in cambio ascolto paziente, consigli e incoraggiamenti.
Per rendere più gradevole ed incisiva questa relazione pastorale vorrei farmi aiutare da un’immagine: l’immagine del coro.
Proviamo a “smontare” questa immagine per leggervi gli elementi strutturali e gli aspetti costitutivamente indispensabili perché si possa parlare di una autentica esperienza di “popolo di Dio”.
L'immagine del coro implica tre fattori essenziali e ineliminabili che ne costituiscono l'identità, e cioè uno spartito, un maestro e una corale.

Così si possono evocare ed evidenziare i tre elementi “corali” della Chiesa: lo “spartito” è il Vangelo, la “corale” è la santa assemblea del popolo di Dio, il “maestro” è il vescovo.
1. Lo spartito
La Chiesa non ha nel suo repertorio altri “pezzi” da eseguire all'infuori dell'unica “bella notizia”, la Parola del suo Signore. Non ha altra storia da cantare che la storia della salvezza. Non ha altri "libretti" da eseguire che i libri della sacra Scrittura.
Ora, se è vero che la nostra società si è secolarizzata, dobbiamo dar ragione a san Giovanni Paolo II il quale è stato il primo a parlare di “nuova evangelizzazione” come dell'urgenza prioritaria e indifferibile dei nostri giorni.
Certo, la liturgia resta l'espressione più alta dell'agire della Chiesa, è elemento essenziale nella vita del popolo di Dio, ma viene dopo: come dice il Concilio Vaticano II: «prima che gli uomini possano accostarsi alla liturgia, è necessario che siano chiamati a credere e a convertirsi» (SC, n. 9).
2. La corale
La Chiesa - secondo elemento della nostra immagine - è come una grande corale: una comunità che canta all’unisono. L’immagine trae spunto dal fatto che un coro è composto da voci diverse che si devono accordare in armonia. Il canto proprio perché non è individuale, rafforza la comunione ed esprime l’unità: l’unità dei cuori. È l’immagine più perfetta per definire la natura della Chiesa: segno e strumento di comunione.
La Chiesa è una per la sua origine: il supremo modello e il principio di questo mistero è l'unità nella Trinità delle Persone di un solo Dio Padre e Figlio nello Spirito Santo .
La Chiesa è una per il suo Fondatore: Il Figlio incarnato [...] che per mezzo della sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio, [...] ristabilendo l'unità di tutti i popoli in un solo popolo e in un solo corpo . La Chiesa è una per la sua “anima” : lo Spirito Santo, che abita nei credenti e [...] produce quella meravigliosa comunione dei fedeli e tanto intimamente unisce tutti in Cristo, da essere il principio dell'unità della Chiesa. È dunque proprio dell'essenza stessa della Chiesa di essere una» (cfr. CCC, n. 813).
«La Chiesa è una perché essa ha un solo Signore, professa una sola fede, nasce da un solo Battesimo, forma un solo corpo, vivificato da un solo Spirito, in vista di un'unica speranza» (cfr. CCC, n. 866).
«… Questa Chiesa “una” si presenta tuttavia con una grande diversità, che proviene sia dalla varietà dei doni di Dio sia dalla molteplicità delle persone che li ricevono[...]. Tra i membri della Chiesa esiste una diversità di doni, di funzioni, di condizioni e modi di vita» (cfr. CCC, n. 814).
Il vincolo dell’unità è la carità (cfr. Col 3,14).
3. Il maestro
Infine, il "maestro" del coro ecclesiale è il vescovo.
Quando ci raduniamo insieme al vescovo componiamo l'unica Chiesa particolare: possiamo essere tanti, di diverse comunità, ma con il battesimo abbiamo ricevuto lo stesso DNA, quello del Dio-Trinità; e perciò ci ritroviamo fusi ma non confusi, distinti, ma non distanti, uguali ma diversi, e diversi ma uniti.
In questo coro il vescovo ha il compito non di cantare extra o supra chorum, ma di far cantare la sua Chiesa.
Egli, infatti, non ha la sintesi dei ministeri, ma il ministero della sintesi. Il pastore della Diocesi non è un feudatario che distribuisce fette di potere, né un super-manager che controlla dalla sua poltrona l'andamento generale dell'azienda, ma appunto un maestro di coro che aiuta la comunità affidatagli ad eseguire lo “spartito” del Vangelo e a cantare con voci diverse, ma all'unisono, con un solo cuore e un solo Spirito, la bella notizia che “in nessun altro nome sotto il cielo c'è salvezza” all'infuori del nome benedetto di Gesù (cfr. At 4,12).

II . LA SITUAZIONE


1. La realtà territoriale

La comunità parrocchiale di S. Barbara vive ed opera nel centro storico di Paternò. Il territorio parrocchiale non è esteso e non è in via di espansione; conta circa 5000 abitanti, la maggior parte dei quali anziani, pochi giovani e poche famiglie giovani. Da questo punto di vista rispecchia la realtà comune dei centri storici.
Il tessuto urbano del territorio parrocchiale è costituito per la maggior parte da case familiari singole di varia datazione (dal ‘600 agli anni successivi alla seconda guerra mondiale).
Solo nella zona nord troviamo qualche condominio e costruzioni più recenti.
Nell’ambito del territorio parrocchiale non ci sono scuole ad eccezione dell’Istituto parificato mons. Savasta a piazza Umberto.
Sono presenti, invece, alcune attività commerciali a conduzione familiare (generi alimentari, abbigliamento, una banca, qualche bar, uffici); sono assenti attività industriali e imprenditoriali; operano nel territorio alcuni CAF.
I servizi pubblici presenti nel territorio sono:
- la sede istituzionale del Comune di Paternò a “Palazzo Alessi”;
- la Posta centrale.
Non esistono strutture sportive.
In ogni caso le piazze presenti nel territorio parrocchiale sono luoghi di aggregazione, ma spesso per i giovani diventano terreno fertile per delinquere o per alimentare atteggiamenti e comportamenti che lasciano trasparire il degrado del nostro centro storico.
Il ceto sociale si può definire medio.

2. La realtà ecclesiale
La vita parrocchiale, fortunatamente, non rispecchia la realtà territoriale e si presenta alquanto vivace per la pluriennale presenza e attività della comunità.
Questa vitalità si accentua per il fatto che la chiesa della santa Patrona è per moltissimi paternesi un punto di riferimento, non solo nei giorni della festa cittadina, ma anche per la vita sacramentale: molti fedeli, pur appartenendo ad altre parrocchie, chiedono di poter celebrare i sacramenti o i funerali nella nostra chiesa.
Ogni anno, infatti, si ha una media di ottanta matrimoni, 150 battesimi e circa 50 funerali. Pochissime sono le istruttorie matrimoniali. Circa 40 ragazzi all’anno completano l’itinerario di iniziazione cristiana con i sacramenti della confermazione e dell’eucaristia e circa 250 ragazzi frequentano la catechesi in parrocchia.

3. Strutture parrocchiali
La chiesa parrocchiale è ad unica navata con pianta ottagonale. È sufficiente per contenere i fedeli nelle celebrazioni liturgiche parrocchiali e svolge anche un’importante funzione cittadina in occasione delle feste patronali. Recentemente l’edificio ha avuto bisogno di restauri straordinari a motivo del crollo di parte della decorazione in stucco (anno 2008).
La chiesa è rimasta chiusa per cinque anni ed è stata riaperta nel 2013 grazie ai lavori di consolidamento e restauro eseguiti con fondi provenienti dalla Fondazione “M. Virgillito”, da due mutui accesi dalla parrocchia, ancora in corso di pagamento, e dalle offerte dei fedeli.
Più volte è stata inoltrata richiesta di finanziamento per i lavori di restauro alla Regione Siciliana, ma fino ad oggi non si sono avuti riscontri.
La parrocchia possiede locali annessi alla chiesa in condizioni fatiscenti e per la maggior parte difficilmente accessibili poiché disposti su più piani. Tuttavia dal 2010 in poi, per volere dei parroci Antonino Pennisi e Salvatore Magrì, la comunità si è riappropriata dei locali del palazzo “M. Virgillito” sito in piazza Umberto e oggi sede dell’Oratorio parrocchiale, delle aule per la catechesi e delle attività pastorali.
Nell’ambito del territorio parrocchiale si trovano quattro rettorie: chiesa Madonna del Carmine, S. Gaetano, S. Francesco di Paola e S. M. della Scala. Attualmente il rettore è il parroco pro-tempore. Di queste, tre sono aperte al culto, mentre la chiesa del Carmine è inagibile dal 2006. Tutta l’attività di culto di quest’ultima si è trasferita nella chiesa parrocchiale.
4. Presbiteri e diaconi
L’unico presbitero in parrocchia è il parroco, che è un sacerdote diocesano.
Nel 2016, l’arcivescovo ha assegnato alla parrocchia un diacono permanente coniugato, don Pietro Fallica, che purtroppo per motivi di salute ha dovuto sospendere l’impegno pastorale.

5. Comunità religiose ed Istituti di vita consacrata
Non ci sono comunità religiose, mentre sono presenti alcune consacrate appartenenti ad Istituti secolari. In parrocchia collabora per la catechesi una suora Domenicana della Casa “Mamma Provvidenza”.

6. Organi di partecipazione e vita ecclesiale
Il Consiglio Pastorale parrocchiale, presieduto dal parroco, è una realtà consolidata nella parrocchia S. Barbara a partire dal 1987 con l’impegno di studiare, valutare e proporre conclusioni operative su tutto ciò che riguarda le attività pastorali; di animazione della comunione tra le varie realtà ecclesiali presenti in parrocchia e di verifica del cammino comunitario. Si riunisce almeno tre volte all’anno e viene rinnovato ogni tre anni secondo le indicazioni dello Statuto e del Regolamento diocesano dei Consigli Pastorali.
Il Consiglio per gli affari economici, attivo in parrocchia fin dagli anni ’90, in sostituzione della “Fabbriceria” ha inciso profondamente col suo operato nell’amministrazione dei beni e del patrimonio della “venerabile chiesa” di S. Barbara.

7. Associazioni – movimenti –gruppi
Attualmente in parrocchia sono presenti diversi gruppi, realtà associative e movimenti.
a) Associazioni
• Azione Cattolica adulti: è composta da circa 60 donne che si riuniscono settimanalmente per la formazione attraverso il cammino proposto dall’AC nazionale e si impegnano in vari settori della pastorale parrocchiale.
• AGESCI: presente e operante in parrocchia da un ventennio con la presenza di tutte le branche che fanno riferimento ad un progetto educativo nel pieno rispetto dello spirito dello scoutismo.
• Laicato domenicano: associazione presente in parrocchia da circa 70 anni proponendo ai suoi membri una formazione secondo la spiritualità domenicana.
• Circolo Cittadino S. Barbara: associazione a riconoscimento ecclesiale che ha lo scopo di incrementare il culto cittadino e la devozione alla santa Patrona.
• Confraternita S. Francesco da Paola e Confraternita S. M. del Carmelo, che hanno sede nelle rispettive chiese e sono seguite spiritualmente dal parroco.
b) Gruppi
• Gruppo coppie adulte: comprende circa trenta coppie e si riunisce settimanalmente per un cammino di spiritualità familiare in vista di un’animazione pastorale del settore.
• Gruppo giovanissimi: si tratta di circa 15 ragazzi (13-17 anni) che hanno completato l’iniziazione cristiana e ora continuano la loro formazione assumendo degli impegni di servizio in parrocchia.
• Gruppo giovani: si tratta di circa 20 giovani (18-22 anni) che settimanalmente si riuniscono per la formazione e collaborano nei vari settori pastorali.
• Gruppo ministranti: in parrocchia esistono due gruppi ministranti. Quello dei bambini è costituito da 25 ragazzi, mentre quello degli adulti da circa 15 elementi. In seno al gruppo si fa formazione liturgica in vista del servizio.
• Gruppo dei catechisti: è il gruppo che si occupa della catechesi dei ragazzi e degli adulti in vista del completamento dell’iniziazione cristiana. La loro formazione è curata con incontri periodici per la programmazione e l’apprendimento della metodologia del cammino di tipo catecumenale.
• Gruppo liturgico: è il gruppo che si occupa della pastorale liturgica e della formazione dei rispettivi operatori pastorali. Di esso fanno parte i lettori, i ministranti, i ministri straordinari, i cori, i responsabili per il decoro della chiesa.

• Corali: per antica tradizione in parrocchia c’è una particolare sensibilità per il canto e la musica. Oggi esistono due corali per l’animazione della liturgia: il coro “S. Barbara”, erede della corale storica e il coro “Alleluia”, nato come coro dei giovani nel 1998. Nelle celebrazioni più solenni i due cori si fondono e animano insieme le celebrazioni.
• Caritas: è il gruppo di volontari che fa funzionare tutte le attività dell’organo pastorale preposto alla pastorale della carità.
• Oratorio: è il gruppo di giovani e adulti che organizzano attività di tipo oratoriale attualmente limitate al GREST estivo.
c) Movimenti
• Rinnovamento nello Spirito: il gruppo “Emmanuel” è presente ed operante in parrocchia da circa un ventennio svolgendo attività di preghiera ed evangelizzazione.
• Comunità Gesù Risorto: movimento carismatico di preghiera ed evangelizzazione che da un decennio si riunisce nella rettoria di S. Francesco da Paola, ma in piena comunione con la comunità parrocchiale.

III. LA VITA PASTORALE

1. La parrocchia luogo di accoglienza e di ascolto

Il primo obiettivo ha stimolato la comunità parrocchiale a verificare come e in che modo essa è nel territorio luogo di accoglienza e di ascolto. In concreto questo ha significato rivedere in che modo nella nostra parrocchia sia conosciuto e vissuto il Vangelo nel contesto culturale e religioso in cui essa opera.

Dalla conoscenza territoriale è emerso che nel territorio parrocchiale vivono per la maggior parte famiglie di credo cattolico. La presenza di stranieri è limitata. Questi, per lo più sono di nazionalità rumena presenti nel nostro ambiente per motivi di lavoro.

Non ci sono aspetti predominanti fra le diverse mentalità e questo è dato da una sana e normale convivenza tra queste realtà.

Ciò non significa che “ognuno sta dalla sua parte”: la parrocchia annuncia il Vangelo di Cristo con la carità e dando la possibilità ai bambini di queste famiglie di partecipare alle attività dell’oratorio, quali ad esempio il Grest.

Questo agire rientra in quel messaggio di accoglienza che anche papa Francesco rivolge incessantemente alla Chiesa.

La parrocchia quindi è sempre aperta al dialogo, pronta ad ascoltare paure e speranze, domande e attese di tante persone che non conoscono Cristo.

Siamo consapevoli che per poter annunciare il Vangelo bisogna essere credenti che sappiano stare dentro il mondo e tra la gente in modo significativo, offrendo l’identità della fede attraverso gesti e parole che richiedono sempre nuova fantasia pastorale.

Come comunità parrocchiale quotidianamente ci sforziamo di dare un’edificante testimonianza di unità per un rinnovato primo annuncio evangelico credibile e coerente tra fede professata e fede vissuta.

Questa unità è anche dimostrata dall’elaborazione di un progetto pastorale unico, ogni anno proposto dal parroco e dal Consiglio Pastorale nel rispetto delle linee guida di ogni movimento e associazione operanti nella comunità parrocchiale e si traduce poi nelle attività condivise dalle varie realtà.

Dopo una pluriennale esperienza di centri di ascolto della Parola dislocati nel territorio, venuti meno nel tempo per vari motivi, dobbiamo riconoscere che attualmente non riusciamo ad essere dei “mandati” ad annunciare la Parola fuori dal tempio, ma assorbiti da una un’intensa pastorale di culto e di formazione dei praticanti, siamo in una fase di stallo in cui aspettiamo i “consumatori” del sacro e dei sacramenti, per i quali c’è molta richiesta.

2. Dalla catechesi in preparazione ai sacramenti all’iniziazione alla vita cristiana

La comunità parrocchiale e la famiglia sono il grembo naturale e insostituibile dell’iniziazione cristiana che trova nell’eucarestia il centro e il culmine di essa.
L’iniziazione cristiana e la catechesi permanente che ne segue rappresenta una posta in gioco fondamentale per la crescita e la formazione di cristiani adulti.

A tal proposito, negli anni si è fatto una studio approfondito soprattutto della nota della C.E.I., Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, in quanto dal 2005 la parrocchia Santa Barbara V.M. ha iniziato il cammino di formazione ed educazione alla fede per i fanciulli di tipo catecumenale.

Questo, in passato, aveva una durata di 7 anni. Da circa 6 anni a questa parte, tale cammino è stato ridotto di un anno. L’itinerario è stato strutturato con contenuti, tappe celebrative e consegne che seguono la logica e lo schema catecumenale.

Tutto il cammino è finalizzato alla formazione per la vita cristiana, al coinvolgimento della famiglia e della comunità parrocchiale, e a far ritrovare nell’eucarestia il sacramento che, continuamente offerto, non chiude un’esperienza ma la rinnova ogni settimana nel giorno del Signore.

Come si può ben notare, il cammino catecumenale è arricchito dai momenti delle consegne, dove bambini e famiglie vengono coinvolte nelle celebrazioni.

La novità fondamentale del cammino di iniziazione cristiana di tipo catecumenale sta nel fatto che si cerca di coinvolgere le famiglie nel percorso formativo, proponendo periodicamente incontri sulle stesse tematiche e sulle stesse esperienze dei figli.

La partecipazione globale delle famiglie è varia: alcune famiglie partecipano, altre meno, alcune per niente. Ciò è dovuto principalmente a due fattori: lavoro anche festivo e situazioni familiari particolari come le separazioni coniugali.

Da qui anche la scelta del parroco di accettare l’iscrizione al catechismo solo di bambini che fanno parte del territorio parrocchiale o che sono figli di persone che abitualmente frequentano la parrocchia.

L’interazione famiglia-comunità parrocchiale tende a superare una certa mentalità che ancora vige in maniera preponderante, cioè quella di vedere il catechismo come quel passaggio quasi obbligatorio per il conseguimento dei sacramenti. La nostra catechesi, invece, punta a far maturare la mentalità di fede e all’inserimento nella comunità.

Ai ragazzi che completano l’iniziazione cristiana la comunità propone di continuare il loro cammino di vita cristiana nei gruppi di giovanissimi che man mano si vanno creando e di impegnarsi nel servizio. A tal proposito, la pastorale giovanile viene indirizzata a questa fondamentale vocazione.

Si cerca di coinvolgere i giovani con quello che si ha a disposizione, impostando incontri di formazione con i mezzi più vicini ad essi, quale può essere la visione di un filmato, l’ascolto di una canzone, il gioco senza mai trascurare l’aspetto spirituale con momenti di preghiera.

Nei vari gruppi, quindi, si vivono tempi di formazione cristiana, azioni liturgiche e caritative e si organizzano attività di apostolato e fraternità.

Attualmente la parrocchia utilizza per i giovani e i ragazzi i locali dell’Oratorio che offrono sufficienti saloni e stanze dove svolgere il catechismo e le attività estive quale il Grest.
La pastorale giovanile, però, soffre per la mancanza di spazi all’aperto, come potrebbe essere un campetto che potrebbe essere un luogo di aggregazione, utile per le attività legate alla formazione non solo dei fanciulli ma anche dei giovani.

3. Eucaristia domenicale e nei giorni feriali

Nella nostra comunità parrocchiale la vita liturgica è tenuta in grande considerazione.

Le Celebrazioni domenicali sono molto partecipate e l’eucaristia si ritrova davvero ad essere intesa come sorgente, cuore e vertice di tutta la vita parrocchiale.

La domenica è vissuta come il Dies Domini, giorno del Signore e signore dei giorni che apre e chiude l’intera settimana. È anche il giorno della comunità che, come una famiglia, nel giorno festivo si raduna attorno alla mensa della parola e dell’eucaristia.

Discreta è la partecipazione all’eucaristia nei giorni feriali poiché la celebrazione avviene di mattina in alternativa a quella della parrocchia limitrofa (S. M. dell’alto) ove la celebrazione è serale.

La configurazione delle assemblee liturgiche è varia e non omogenea, anche perché la chiesa parrocchiale è dedicata alla santa patrona della città e per questo ad essa fanno riferimento anche fedeli di altre zone.
Nelle celebrazioni, infatti, convergono fedeli del territorio, fedeli che non vivono nel territorio ma pienamente inseriti nella vita parrocchiale e fedeli che non vivono nel territorio e si limitano a partecipare alle celebrazioni liturgiche domenicali e festive ma non sposano appieno la vita parrocchiale.

Da anni nella comunità è in atto uno sforzo per favorire la reale partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche con attenzione al carisma e all’attitudine di ciascuno.

L’organizzazione liturgica è affidata al gruppo liturgico che garantisce la preparazione e la dignitosa celebrazione dei vari momenti dell’anno liturgico facendo uso di segni, gesti e soprattutto del canto.

Vasto è il numero degli operatori: lettori, ministranti, coristi, ministri straordinari dell’eucaristia. Tutti costoro assicurano il servizio nelle tre messe domenicali. Ed è ancora il gruppo liturgico che organizza e coinvolge nell’animazione i vari gruppi parrocchiali in occasione delle feste patronali o di altri momenti importanti dell’anno liturgico.

Per quanto riguarda, invece, la missionarietà che scaturisce dalla comunione domenicale, dobbiamo dire con tutta sincerità che la nostra comunità è ancora in cammino.
Consapevoli che la parrocchia deve essere la stazione di partenza missionaria, nel prossimo futuro, lavoreremo affinché la parrocchia si concepisca sempre più come Chiesa in uscita per andare incontro ad ogni uomo e accompagnarlo a Cristo.

Siamo coscienti, comunque, che molto debba essere fatto per far si che la domenica assuma, anche all’interno della nostra comunità, un significato più pieno e meglio legato ai valori dell’uomo e della famiglia.

4. Al servizio della fede degli adulti: il compito di educare

La nostra parrocchia, per essere al passo con i tempi, aspira ad essere una parrocchia missionaria al servizio della fede degli adulti da raggiungere nelle dimensioni degli affetti, del lavoro e della quotidianità familiare.

Globalmente si mira a realizzare un progetto di parrocchia “famiglia di famiglie” riconoscendo il ruolo germinale che per la società e per la comunità cristiana hanno le famiglie.

In questo contesto l’attività pastorale viene programmata in vista del servizio della vita concreta delle persone, in particolare dei ragazzi, dei giovani, delle coppie (giovani e non) e della vita sociale.

La nostra parrocchia si sforza di essere comunità in missione con i giovani in quanto nella nostra comunità vi è un nutrito gruppo di ragazzi che sono impegnati in tante attività pastorali e ricreative rivolte specialmente verso i più piccoli (catechesi, oratorio e scoutismo).
Altresì sono presenti vari gruppi di adulti che si riuniscono settimanalmente per pregare insieme, per partecipare alla lectio divina e alle catechesi.

Seguendo la serie di domande poste da questo quarto punto si può affermare che per quanti avvertono la chiamata alla santità attraverso la famiglia, nella nostra comunità si cura la formazione di coppie adulte che nella comunità si pongono come segno di quel sostegno che le coppie consolidate possono dare alle coppie giovani attraverso la testimonianza di un amore duraturo e fedele. Per quanto riguarda i nubendi, invece, si ha una situazione un po’ anomala, ma coerente con la configurazione del territorio parrocchiale e l’artisticità della chiesa: si celebrano, infatti, molti matrimoni di fedeli di altre parrocchie e pochi di residenti perché nel territorio vi sono pochi giovani.

Di conseguenza si punta più su una formazione remota alla vocazione matrimoniale in seno ai gruppi giovanili.

Per quelle poche coppie di parrocchiani residenti che chiedono di istruire la pratica matrimoniale e di celebrare il matrimonio in parrocchia la preparazione prossima è rimandata al consultorio familiare di ispirazione cristiana dove un’équipe vicariale propone un cammino di fede con contenuti, tappe celebrative e consegne contenute nel tempo degli incontri previsti per ogni corso.

La parrocchia non dispone di centri per l’aiuto alla vita, di consultori a carattere cristiano in quanto nel XII vicariato esistono da più di trent’anni queste strutture che, in una prospettiva di pastorale integrata, sostengono, con qualificate figure, la missionarietà della nostre comunità in rapporto all’ educazione agli affetti, all’amore, al sacrificio e alla rinunzia di sé per il bene dell’altro.

Poiché nella nostra parrocchia si celebrano molti matrimoni di fedeli di altre comunità parrocchiali che poi vanno a vivere nel territorio delle parrocchie di origine risulta difficile proporre un progetto di catechesi che miri alla trasmissione della fede e alla relativa educazione dei figli che queste giovani coppie avranno.

Per coloro che chiedono il battesimo si fa un incontro nel quale con una catechesi mirata ai genitori e ai i padrini in prossimità della celebrazione.

Più attenzione si ha per i genitori che chiedono di iscrivere i loro figli al catechismo per il completamento dell’iniziazione cristiana.

Ad essi si da la possibilità di condividere un cammino di fede parallelo e collaterale che tiene conto delle loro esigenze lavorative e familiari. Per i contenuti si fa riferimento a quelli del cammino di tipo catecumenale elaborato e sperimentato in parrocchia (cfr. Obiettivo II).

La parrocchia presta attenzione alle sofferenze che le famiglie incontrano, alle loro difficoltà o che vivono momenti di particolare sofferenza morale o fisica mediante il centro di ascolto Caritas, nel quale alcuni collaboratori designati dal parroco e preventivamente formati, ascoltano i bisogni delle famiglie che si trovano in condizioni economiche precarie.

Gli ammalati vengono attenzionati dai ministri straordinari.

Nei percorsi catechetici per giovani ed adulti la parrocchia tiene in considerazione l’educazione alla politica, alla responsabilità sociale, alla partecipazione alla cosa pubblica, ecc. Si sforza, altresì, di orientare ed educare al discernimento, alla scoperta e alla valorizzazione delle virtù umane, per incoraggiare e sostenere quei comportamenti idonei a rendere “umani” e “cristiani” i luoghi di lavoro e tutti i campi del sociale.

Ciò significa concretamente sostenere i cristiani che, in quanto tali e nella legittima libertà ed autonomia, vogliono portare avanti la costruzione di un mondo nuovo, impregnato di valori evangelici perché questo è il fine primario della missione della Chiesa.

A tale scopo nelle varie aggregazioni laicali spesso si fa riferimento a quei personaggi che si sono contraddistinti nella vita sociale e politica del paese.
La nostra comunità vive la domenica prevalentemente come festa di precetto o di relazione con il Signore. Non si registrano iniziative per vivere la domenica e il riposo in modo creativo, come tempo di festa e di esperienza diventa spazio di incontro con gli altri, di valorizzazione del bello attraverso la natura, l’arte, il gioco, lo sport, ecc.

Nei percorsi formativi di tutte le fasce di età alla base di tutto sta la riscoperta del battesimo quale via alla santità e sorgente di ogni vocazione.

Ogni itinerario, per qualsiasi destinatario è indirizzato al discernimento vocazionale nella consapevolezza che la parrocchia è il grembo per tutte le vocazioni, in particolare per quelle sacerdotali e alla vita consacrata. La comunità parrocchiale, inoltre, offre possibilità di esperienza pastorale ad un aspirante al diaconato e ad un seminarista.

C’è attenzione per il seminario diocesano senz’altro sostenuto con la preghiera e l’affetto verso i seminaristi.
In più l’attuale parroco è in stretto contatto con il seminario in quanto docente di liturgia allo Studio teologico San Paolo di Catania.

5. Il territorio parrocchiale: dimensioni sociali e culturali

La parrocchia ha nel passato ha assicurato la dimensione popolare della Chiesa e si è sforzata di essere “casa tra le case” con i centri di ascolto della Parola aperti in occasione delle missioni popolari dell’anno 2000.

Nel 2012-2014, dopo un periodo di stasi, per rinnovare il legame con il territorio si è iniziata la “Peregrinatio Mariae”, un’attività che per un’intera settimana prevedeva la presenza del simulacro della Vergine di Fatima in quelle famiglie del territorio parrocchiale che si rendevano disponibili ad accogliere il vicinato e gli operatori pastorali per momenti di annuncio della Parola e di preghiera.

L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo, portando frutti di preghiera e nuovi legami tra le famiglie. L’attività, poi, è stata interrotta per i problemi di salute del parroco e ci si augura di riprenderla non appena possibile.

Altra orma di legame con il territorio è la visita periodica del parroco agli ammalati e il settimanale servizio di distribuzione dell’eucarestia mediante i ministri straordinari.

Molti fedeli della nostra parrocchia provengono da altri territori parrocchiali.

Questa situazione determina un senso di appartenenza ad essa di tipo “devozionale” più che “territoriale”, nel senso che buona parte dei fedeli che frequentano le celebrazioni nella nostra chiesa lo fanno per la devozione alla santa Patrona, non per un esplicito attaccamento alla comunità.

Tuttavia la popolazione che vive nel territorio parrocchiale si identifica con la titolare della parrocchia anche se poi il territorio presenta delle ulteriori divisioni che si identificano con la presenza delle rettorie che un tempo erano autonome, mentre oggi sono affidate al parroco ( S. M. del Monte Carmelo, S. Francesco di Paola, Chiesa Madonna della Scala, S. Gaetano).

Nella prospettiva di una pastorale unitaria la parrocchia si adopera in maniera sistematica per mantenere nel tempo le tradizioni legate al culto dei santi venerati nella chiesa parrocchiale e nelle quattro rettorie ad essa affidate.

Si valorizza questo variegato senso di identificazione e di appartenenza nei giorni di festa organizzando e vivendo bei momenti di devozione partecipata (momenti di preghiera, novene, tridui e processioni) e momenti ricreativi veri e propri ( vedi la tradizionale asta per S. Francesco di Paola, le sagre del dolce, la festa di S. Rita, di S. Antonino e soprattutto la festa della Madonna del Carmelo).

Tutto ciò crea nel territorio parrocchiale sentimenti di aggregazione e appartenenza, i quali si manifestano nei sentimenti di attesa dell’evento che troviamo non solo nella famiglia parrocchiale, ma nella città intera.

La festa della santa Patrona, poi, va oltre i confini del territorio parrocchiale, assume una connotazione cittadina e rappresenta un momento di pastorale integrata che coinvolge tutte le parrocchie della città e tutte le fasce di età favorendo lo spirito di aggregazione e di identità cittadina.

La parrocchia realizza il compito di formare, animare, coordinare e promuovere la testimonianza comunitaria della carità tramite la Caritas parrocchiale e si fa presente alle esigenze dei più bisognosi del proprio ambito territoriale attraverso il Centro di Ascolto.

Questo è aperto ogni venerdì pomeriggio ed ha una propria sede, nei locali parrocchiali del palazzo M. Virgillito; nella canonica della rettoria S. M. della Scala è altresì presente il servizio guardaroba per le esigenze di vestiario degli assistiti. La Caritas è formata dal parroco, da una responsabile (che fa parte del Consiglio Pastorale) e da 10 volontari.

Di questi, 6 si alternano all’ascolto, uno mantiene i rapporti con il Banco Alimentare e cura l’organizzazione della dispensa e della distribuzione dei viveri, uno si occupa della parte amministrativa e due del guardaroba. Il Centro di Ascolto provvede all’ascolto vero e proprio delle difficoltà materiali e spirituali degli assistiti, alla distribuzione di generi alimentari e alla distribuzione di vestiario.

Nella giornata di venerdì, prima dell’inizio dell’ascolto si recita la Coroncina della Divina Misericordia con gli assistiti che desiderano partecipare alla preghiera. Per Natale e in Quaresima, si organizzano momenti di incontro-preghiera-condivisione con gli assistiti.

Per quanto riguarda la sinergia Chiesa-enti socio assistenziali ed istituzioni la nostra parrocchia, con i suoi volontari, opera all’interno delle iniziative promosse dalla Caritas vicariale. In questa prospettiva di pastorale integrata la Caritas vicariale in accordo con il Comune di Paternò, l’IPAB Salvatore Bellia e in collaborazione con molte realtà del volontariato locale, garantisce un pasto caldo alle famiglie disagiate e agli extra comunitari in una mensa sociale.

La parrocchia partecipa attivamente a tale iniziativa con propri volontari inseriti in una turnazione periodica assieme agli altri volontari provenienti da altre parrocchie, da associazioni di volontariato e dalla Chiesa Evangelica locale.

Questa esperienza ha generato una laboriosa sinergia che ha dato ottimi frutti di accoglienza ed impegno caritativo nella realtà cittadina.

Esiste altresì un servizio “guardaroba” ed un “servizio docce e lavanderia” sempre curato dalla Caritas vicariale, al quale la parrocchia ha partecipato attivamente con propri volontari.

Consapevoli che la Chiesa è generata e continua a generare i suoi figli grazie all’annuncio della Parola, interrogandoci sui mezzi a nostra disposizione per l’annuncio del Vangelo e per creare una cultura cristiana per il rinnovamento degli atteggiamenti e dei comportamenti dell’uomo e della società ci siamo confrontati spesso con questo tempo caratterizzato dalla comunicazione multimediale cercando di stare al passo con i tempi e di utilizzare, come meglio possiamo, i mezzi multimediali.

6. La comunione ecclesiale
Il contesto culturale odierno ci costringe a guardarci intorno e a pensare ad un agire pastorale comune fra diverse parrocchie a servizio del territorio con popolazione omogenea affinché ci sia maggiore coordinamento e si evitino inutili sovrapposizioni. Siamo convinti che la pastorale parrocchiale non può più essere pensata con spirito di autosufficienza.

Trovandoci a stretto contatto con la parrocchia accanto di S. M. dell’Alto, di fatto con essa si ha un agire pastorale comune anche se formalmente non formiamo una unità pastorale. Le scelte comuni sono in ordine al cammino dell’iniziazione cristiana, alla celebrazione dei sacramenti, all’educazione dei fedeli alla contribuzione alle necessità della Chiesa.
La configurazione territoriale del nostro vicariato di fatto permette una certa forma di pastorale integrata che si esprime nel lavoro del Consiglio Pastorale Vicariale e nel lavoro delle varie commissioni che in esso operano mettendo insieme i laici che operano nei vari settori a livello parrocchiale.
Al centro storico formalmente non c’è una vera e propria esperienza di collegamento tra più parrocchie che progettano, sperimentano e verificano obiettivi pastorali intermedi e finali. Tra i parroci c’è intesa sulle linee generali della pastorale per servire la porzione di popolo di Dio affidato alle loro cure pastorali.
Per favorire la collaborazione di più sacerdoti al centro storico si potrebbe riattivare il capitolo dei canonici ripristinando una delle finalità di questa istituzione che è quella di favorire la comunione e la collaborazione di più sacerdoti.
Le diverse aggregazioni laicali presenti in parrocchia vengono valorizzate tenendo conto del loro carisma, sono pienamente coinvolte nella vita della comunità e nelle attività parrocchiali. Ognuna di esse segue il cammino e gli orientamenti specifici della realtà a cui fanno riferimento, ma nello stesso tempo attuano gli orientamenti della Diocesi e della parrocchia.
Le diverse realtà ecclesiali presenti in parrocchia offrono testimonianza di comunione nella partecipazione all’eucaristia domenicale, nella preghiera, collaborando nell’opera di evangelizzazione-catechesi e nella diaconia della carità.

7. I protagonisti: organismi di partecipazione, carismi, ministeri

La parrocchia può contare su un numero sufficiente di operatori che sentono la responsabilità dell’annuncio del Vangelo e del servizio della carità.

È vero anche che si auspica che ve ne siano sempre di più e con un’ adeguata formazione.
Pertanto si punta molto sulla fascia giovanile e su chi sente il desiderio di essere testimone e annunciatore di Cristo.

L’unitarietà del presbiterio si percepisce mediante strumenti quale il Consiglio Pastorale Vicariale, le riunioni di Clero e le varie commissioni vicariali con i propri referenti.

Tutto ciò porta ad una collaborazione e confronto tra i vari organi nonché tra i sacerdoti e fedeli responsabili loro collaboratori, al fine di adoperarsi nello stimolare, servire e sostenere la formazione dei laici per diventare corresponsabili nell’ambito di una pastorale integrata.

Inoltre le associazioni e aggregazioni laicali, i gruppi, i movimenti, le comunità sono coinvolti nella pastorale d’insieme mediante il riferimento alle indicazioni pastorali diocesane che ogni anno vengono suggerite in vista di un cammino comunitario pur rispettando il carisma specifico e prezioso di ogni realtà ecclesiale.

Da anni, nella nostra parrocchia, è consolidata l’esperienza del Consiglio Pastorale Parrocchiale quale forma di corresponsabilità e spazio di reale partecipazione e di discernimento comunitario. Partendo da questa consapevolezza se ne valorizza l’utile apporto.

Il Consiglio Pastorale è composto dai responsabili di tutte le realtà presenti in parrocchia, da membri eletti e da membri scelti dal parroco. Nella sua attività mira a far maturare la capacità progettuale e la verifica pastorale.

In parrocchia opera anche il Consiglio per gli Affari Economici, che collabora il parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia. Nell’attuale composizione, però, esso pecca della mancanza di una figura promotrice per sensibilizzare i fedeli al sostentamento della Chiesa mediante l’8 x mille. Al più presto si provvederà ad introdurre questa figura.

Concludo, scambiandoci un augurio con le parole di san Paolo ai Romani: «Il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una sola voce rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo» (Rm 15,5-6). Amen.

Sac. Salvatore Magrì, parroco

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