Incontro con gli operatori della Liturgia

Categoria: Visita Pastorale 2018 Pubblicato: Martedì, 10 Aprile 2018 Scritto da Francesca D'Angelo

Intervento della coordinatrice del gruppo liturgico, signora Francesca D’Angelo

Ecccellenza Reverendissima,
la visita pastorale ci sembra l’occasione più opportuna per riflettere insieme a lei sul senso della liturgia, della preghiera in comune, dei sacramenti, tutti aspetti fondamentali della nostra vita di credenti.
La nostra riflessione parte dalla comprensione della ragione per cui si celebra la liturgia.
Noi nella liturgia celebriamo quella realtà di salvezza da cui è partita la nostra vita di credenti: il mistero pasquale. Ogni celebrazione ci rimanda a quell’evento fondatore e ci ricorda che di questo evento dobbiamo essere testimoni e portatori.
La liturgia, il luogo cioè dove celebriamo l’amore di Dio, ci rimanda continuamente al significato vero della nostra vita cristiana.
Essa ci impedisce di pensare a Gesù Cristo come un’idea, ad una persona dove sono condensati dei valori.
Gesù Cristo è il Figlio di Dio che ci ha salvato, che ha condiviso la situazione degli uomini, che ha annunziato qui la salvezza; noi di questa sua vita, di questo suo amore, di questa sua risurrezione facciamo memoria quando celebriamo la liturgia.


Il momento della liturgia quindi diventa ciò che ci costringe a verificare sempre la nostra vita cristiana su Gesù Cristo. Lui è il centro assoluto, il necessario.
La liturgia, anzitutto, è la celebrazione di lui.
Alla luce di questo evento, celebrando la liturgia, ci sforziamo di comprendere che Dio non ci chiede di convertire dei pezzetti di vita, ma domanda di convertire la totalità della vita. Noi sappiamo molto bene che il culto non può essere il momento religioso di una esistenza che vive con criteri diversi dal Vangelo, con motivi ispiratori e scelte prese altrove; sappiamo che Dio non può andare con i fumi dei nostri incensi, perché è anzitutto il cuore che dobbiamo convertire.
La liturgia è soprattutto il luogo dove si rende grazie, il luogo dove insieme, consapevoli di essere stati amati da Dio, esprimiamo la gioia di questa esperienza, la gratitudine, la consapevolezza di avere un Dio vicino. E lo diciamo ringraziando nella gioia e nel canto; lo diciamo soprattutto nell’eucarestia, che significa precisamente rendere grazie, dire grazie, come espressione della accoglienza del dono che abbiamo ricevuto.

Come Mosè al roveto ardente, nella liturgia, noi siamo davanti al mistero della vicinanza di Dio a noi peccatori.
La liturgia ha ragione di esistere perché è un modo insopprimibile per dire quello che si è: figli amati.
La Liturgia è il primo luogo dell’annuncio della Parola di conversione, dell’annuncio del Vangelo di Gesù. È il luogo dove è annunziata la salvezza del Signore perché ognuno la accolga e cambi vita.
Questa è la preghiera liturgica: fare memoria a Dio che continui a salvarci, ringraziandolo nella fede, perché così ha fatto ieri, così farà anche domani.
La nostra pastorale liturgica, grazie ad un lungo cammino di formazione, si presenta in linea con lo spirito della riforma liturgica.
Che cosa ha voluto dirci il Concilio Vaticano II riguardo alla liturgia, al di là dei riti che cambiano, al di là delle riforme, al di là delle modifiche nelle celebrazioni?
Il Concilio è stato portatore di un linguaggio nuovo, di una mentalità diversa a proposito di liturgia?
Essenzialmente il Concilio ha voluto affermare che nella liturgia noi celebriamo un dono, un autentico incontro con Gesù Cristo, presente sacramentalmente.
Quindi la liturgia è un momento di storia della salvezza, un momento nel quale facciamo memoria di questo grande ed eccezionale conduttore della storia dell’uomo e del mondo che è il Signore; momento nel il quale ci viene detto che Dio ha deciso di non rimanere un estraneo, ma è venuto, ha preso posto tra le nostre case di uomini, ha messo una tenda tra le nostre.
La liturgia non sta ai margini di questa notizia, ma ne costituisce, in una certa misura, il cuore ed il significato, perché nella liturgia cristiana, noi celebriamo Dio che si dona, noi celebriamo l’alleanza che si è conclusa in Gesù Cristo; siamo, cioè, invitati a riaccogliere lui nella fede. Questa non è una notizia sulla quale si possa rischiare di sorvolare, è troppo fondamentale, perché ci riconduce al cuore della stessa fede.
nella liturgia si celebra il dono che Dio ci ha fatto in Gesù Cristo, diventa possibile e reale l’incontro con la fede e con lui, diventa per noi storia di oggi quella Pasqua di allora, quella scoperta del sepolcro vuoto, quella convocazione di tutti gli uomini lontani o vicini.
Questa realtà che è stata il culmine della storia di Dio con l’uomo è ciò che costituisce il senso del rito che celebriamo. Noi celebriamo sempre la nostra possibilità e libertà di poterlo incontrare. La liturgia è parte di quella storia della salvezza che ci ha convocati nella Chiesa.
La liturgia è, e deve essere, momento di una storia che ci salva, esperienza vera di grazia dell’incontro con Gesù Cristo, comunione con lui attraverso il segno della Parola e del pane condiviso, oppure “grazie” detto e celebrato nel canto, nella voce e nella preghiera, perché conosciamo il valore infinito del dono che Dio ci ha fatto dandoci Gesù Cristo.
Ma il Concilio non ha sottolineato solo questo aspetto fondamentale: ne ha sottolineato almeno un altro, quando ha voluto restituire alla comunità, alla Chiesa, un rito che lungo i secoli era progressivamente diventato prerogativa del clero, perché celebrato attivamente soltanto da loro, in una lingua ormai diventata incomprensibile dal popolo.
Il Concilio ha affermato che la liturgia deve essere gesto e azione della Chiesa, di tutti, e che tutti devono essere protagonisti attivi, consapevoli, responsabili di ciò che si celebra. Bisogna sforzarsi di capire questo rapporto tra liturgia e Chiesa che la celebra, perché ha un significato più profondo di quello che appare immediatamente. Significa che tutti dobbiamo essere protagonisti attivi della
liturgia che celebriamo, sapendo rinnovare le nostre celebrazioni, saperle guidare, pensare, programmare nel nostro cammino di comunità cristiana come gesti di tutti, che appartengono a tutti, che coinvolgono tutti, che provocano tutti; e ci vuole tanta fatica, tanta fantasia, tanta fede!
La Chiesa ci chiede di far diventare la liturgia una espressione viva e responsabile di un’intera comunità.
Di più: nella liturgia la Chiesa rinnova il senso della propria missione; è la liturgia, infatti, che annuncia il volto della Chiesa, comunità chiamata all’esperienza del servizio, che conduce alla morte come il chicco di grano: è la condizione per comunicare il dono della vita, per renderlo disponibile ad altri.
Questa liturgia che celebra continuamente la Pasqua dice alla Chiesa che la sua missione è sempre quella di servire l’uomo, nella carità più genuina, più disinteressata e senza barriere.
La liturgia è un’azione della Chiesa, perché ne orienta il cammino e ne valuta la testimonianza.
Che la Chiesa come comunità sia chiamata a celebrare il mistero di Cristo significa anche ritornare continuamente a quella sorgente da cui dobbiamo partire, cioè lui, il Signore, Gesù, il Maestro. In questo senso la liturgia sta al cuore della vita della Chiesa: non è tutto anzi, guai se fosse tutto, ma certamente ridice il contenuto fondamentale del nostro cammino.
Non basta dire che da clericale la liturgia deve diventare di tutto il popolo di Dio: dobbiamo dire molto di più. Dobbiamo dire che la Chiesa capisce profondamente “chi è” proprio perché nel culto continuamente celebra quel gesto grande dell’amore di Dio che è il Signore Gesù Cristo.
Allora la sua missione sarà quella parola continuamente riascoltata, sarà quella carità continuamente testimoniata, quel servizio gratuito e vero all’uomo; sarà quella speranza che ci fa sentire persone chiamate alla vita e non alla morte.

La liturgia é gesto della Chiesa intera, perché la riporta continuamente al senso della sua missione nel mondo.
A questo proposito il Concilio ha sottolineato il fatto che non si può, parlando di liturgia, parlare solo di liturgia. Il Concilio ha “collocato” la liturgia: essa è una parte fondamentale della vita della Chiesa, ma non ne esaurisce la vita; deve stare profondamente unita a ciò che la prepara e a ciò che ne segue.
In particolare, occorre fino in fondo vivere l’annuncio della Parola di Dio, far riecheggiare nella sua freschezza l’annuncio del Vangelo di Cristo e solo dentro a questo servizio al Vangelo il rito assumerà un valore perché sarà gesto vero della fede, di ascolto della Parola che dona vita.
E non solo: dal rito si ritrova lo stimolo e la forza per vivere una vita autentica di discepolo, che è il “poi” della liturgia, quando si traduce nella vita quotidiana il senso di ciò che si è cantato e celebrato insieme nella preghiera comune.
La liturgia va sempre tenuta insieme alle due altre dimensioni della vita della Chiesa che sono quella dell’annuncio del Vangelo, che ci chiama a conversione e quella dell’esperienza vissuta, testimoniata nella quotidiana fedeltà alla Parola in cui crediamo anche attraverso la carità fraterna.

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