Incontro con gli operatori Caritas

Categoria: Visita Pastorale 2018 Pubblicato: Martedì, 10 Aprile 2018 Scritto da Rita Guglielmino

Intervento della coordinatrice della caritas parrocchiale, signora Rita Guglielmino

Eccellenza reverendissima,
la parrocchia, in quanto comunità cristiana, è chiamata ad essere soggetto di carità. Non è sufficiente che al suo interno fioriscano opere di carità; non è sufficiente che i singoli cristiani pratichino la carità. Essa, in quanto comunità, nel suo essere e nel suo agire deve presentarsi e vivere come comunità di amore, cioè come un’unica famiglia spirituale che riporta al centro chi è nella sofferenza. Questo significa ad es. che la parrocchia è chiamata a:
• Fondare tutto il suo agire sulla gratuità e ad orientarlo alla condivisione, così da restituire ad ogni persona la sua dignità di figlio di Dio, di membro della famiglia umana.


L’esercizio della carità è per la parrocchia una funzione vitale, come il respirare per una persona: non può essere delegata ad un gruppetto o ad un’associazione di volontariato.
• Imparare dai poveri ad essere povera, per ricollocare l’annuncio di Cristo al centro, come sua vera e unica ricchezza per essere una presenza profetica, libera e liberante nel suo servizio. Una comunità cristiana povera e che usa strumenti poveri è una comunità che prende sul serio le Beatitudini che il Signore le indica, che come il suo Signore sa di dovere fare i conti con la tentazione del potere e della gloria di questo mondo, preoccupandosi anche dell’immagine che da di sé al mondo, cioè al territorio. Deve domandarsi se il suo comportamento edifica o da scandalo, aiuta a benedire il Signore o allontana la gente dalla chiesa. Da qui la necessità di impegnarsi a formare cristiani competenti, onesti, preoccupati di osservare la legge e di praticare la giustizia.
• Fare la scelta preferenziale dei poveri. Questa è una sfida per il futuro della Chiesa e un criterio di credibilità. Stando alle inequivocabili parole del Vangelo, nella persona dei poveri, c’è una presenza speciale del Signore Gesù giacché Lui ha voluto identificarsi con chi ha fame e sete, è senza casa, è forestiero, malato, carcerato: c’è quindi nei poveri una presenza sacramentale di Cristo.

Per attuare la scelta preferenziale dei poveri è necessario interrogarsi su chi siano i poveri e inoltre sulle modalità con le quali esprimere questa scelta.
L’esperienza di vita delle nostre parrocchie può aiutare a cogliere una pluralità di forme di povertà: povertà da lavoro (chi non riesce a trovarlo o viene espulso); povertà legata all’età (bambini e anziani rimasti soli); povertà di salute (malati, persone non autosufficienti, disturbati psichicamente); povertà come privazione di diritti (immigrati, carcerati, nomadi...); povertà di “senso” (giovani sbandati, senza fissa dimora, vittime di dipendenza, droga, alcool); povertà di amore (odi tra famiglie, sete di vendetta tra persone...); povertà di fede (vittime di sette, maghi …).
La nostra comunità parrocchiale per attuare l’amore preferenziale per i poveri con la carità vissuta nel territorio percorrendo le seguenti strade:
• la conoscenza: non sempre i più poveri sono quelli che vanno sbandierando la loro miseria e la loro sofferenza. Ci sono tante sofferenze nascoste, che vanno cercate e aiutate con discrezione e con rispetto. E’ evidente che la parrocchia deve dotarsi di strumenti conoscitivi (la visita del parroco alle famiglie, centro di ascolto…);
• l’inclusione: i poveri devono essere considerati parte viva della comunità parrocchiale, alla pari con gli altri e non semplicemente destinatari di aiuto e di assistenza. Le associazioni cattoliche (Scout, ACI ecc.) e l’Oratorio, danno l’esempio di questa sensibilità nel facilitare l’inserimento dei ragazzi e nell’adattare le proprie attività ai più deboli.
• la valorizzazione: i poveri sono, come tutti, portatori di valori. Nessuno è così povero da non aver qualcosa da offrire agli altri, né così ricco da non aver bisogno degli altri.
• la difesa dei diritti: fare la scelta preferenziale dei poveri significa infine considerarli “portatori di diritti” e impegnarsi per la difesa di questi diritti: il diritto ad una vita dignitosa e a una morte dignitosa, accompagnati con affetto se ad es. sono malati inguaribili; diritto ad essere curati e assistiti alla pari con chi è ricco; il diritto alla casa, anche per chi dispone scarse risorse per l’affitto; il diritto di non subire violenze anche quando si fosse immigrati irregolari.

La carità vissuta nel territorio non ci fa dimenticare la carità aperta al mondo

Se la carità dev’essere concreta, cioè rispondere ai bisogni delle persone, deve oggi, più che in passato, rivestirsi dei caratteri della mondialità. In altre parole i cristiani e le comunità cristiane devono abituarsi a “pensare in grande” anche quando “operano nel piccolo”. Ciò comporta l’attenzione alle missioni estere.

Pensare in grande significa far maturare nel mondo la volontà della condivisione e della promozione umana delle popolazioni povere. Il dovere della condivisione interpella tutte le persone e tutte le famiglie e chiama in causa gli stili di vita, soprattutto del mondo ricco.
Cambiare stili di vita significa passare da una logica di consumismo e di spreco, ad un costume di sobrietà e di essenzialità. Ci si deve porre in atteggiamento critico di fronte alla moltiplicazione di prodotti offerti per rispondere a bisogni artificiosi. La nostra società vive essenzialmente nel superfluo, mentre altri fratelli soffrono di una povertà assoluta ed endemica.
• Adottare un regime di essenzialità e di sobrietà non comporta il rinnegare la gioia di vivere. La proposta cristiana non è ascetismo rigido, fine a se stesso. Nella liturgia, la Quaresima confluisce nella Pasqua. L’obiettivo finale del cammino cristiano è la vita, la gioia, la festa.

La condivisione però da sola è insufficiente: è necessario promuovere la giustizia in vista dell’auto promozione umana di tutti gli uomini e di tutti i popoli. Singolarmente i cristiani possono fare poco, direttamente: ma è necessario insieme creare cultura; ad essa più facilmente seguiranno i cambiamenti.

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