Liturgia della parola

Categoria: Parrocchiali Pubblicato: Martedì, 20 Settembre 2016 Scritto da P. Salvatore Magrì

Parola di Dio1 Incontro di formazione del 20/09/2016

Crispino Valenziano definisce l’Eucaristia l’anello della Sposa al suo sposo e nel descrivere questo anello usa l’immagine di un anello nel quale sono incastonate due gemme:

1. LA LITURGIA DELLA PAROLA
(Proclamazione e le sue legature: omelia, simbolo della fede e preghiera universale)

2. L'AZIONE EUCARISTICA DEL CANONE
(con la sua legatura: preghiera del Signore)

PRENDENDO IN CONSIDERAZIONE LA 'PRIMA GEMMA', precisiamo che:

► La riforma liturgica del Concilio Vaticano II ha ridato splendore e vivacità alla Liturgia della Parola, consegnando alla chiesa una realtà profondamente rinnovata sia nella sua struttura rituale come anche nei suoi contenuti biblici, ma forse non a tutti è stato ancora possibile recepirne l'importanza in modo chiaro e consapevole....

La Proclamazione della Parola è parte fondamentale della celebrazione liturgica!

La domanda che ci poniamo è:

Che cosa avviene quando la Parola di Dio è 'proclamata nella liturgia?

Che cosa significa un simile gesto?

Mettiamo a fuoco alcuni punti:

1. La Parola di Dio 'rivive' nella celebrazione

 Per un'adeguata comprensione di tale espressione, bisogna, quindi, rifarsi alle liturgie di alleanza dell'Antico Testamento, durante le quali veniva letto il Libro sacro.

In tali assemblee si compiva un vero e proprio rito sacramentale, perché il popolo d'Israele, dopo aver recepito le parole di Dio, era chiamato a dare la sua risposta.

La liturgia è azione in una comunità convocata, radunata; azione in cui ciò che è contenuto in uno scritto passa dal manoscritto, di per sé statico, a quello orale, dinamico.

E' in questo passaggio orale che la Parola acquista la sua forza sacramentale.

Da qui l'importanza del lettore quale ministro che - partendo dalla parola scritta, in un certo senso dalla parola 'morta' - la fa ' risuscitare', la fa passare allo stadio orale rendendola viva e attuale.

Per mezzo del ministero del lettore:
La Parola di allora, lontana dal tempo e dallo spazio che l'hanno originata, diviene Parola di oggi
- QUI = un nuovo evento rivelativo.

2. La proclamazione della Parola è un rito

La Parola del Signore non risuona oggi nell'assemblea in Gesù carne e ossa, reincarnato, che parla al suo popolo, ma mediante un rito= la liturgia della Parola.

Un rito che:

a) Si attua con ministri con gesti, in un luogo, con un libro.

b) Attesta, rivela la presenza del Signore in mezzo al suo popolo : “Cristo è presente nella sua Parola: è lui che parla quando nella chiesa si legge la Scrittura” (Vat II - SC 7).

Egli è colui che parla e insieme colui di cui si parla: Cristo è l'unità dei due testamenti!

c) Ripresenta il mistero e si fa evento di salvezza

La proclamazione liturgica della Scrittura non è un semplice raccontare, ma è tutta orientata a ripresentare il mistero, oggetto della celebrazione:
'la celebrazione liturgica, che poggia fondamentalmente sulla parola di Dio e da essa prende forza, diventa un nuovo evento'. (OLM 3)
Nel mondo biblico la parola è colta sempre come qualcosa che 'racchiude potere'; non significa solo ma è opera in atto:
"Come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo... " (Is 55,10; cfr Sal 147,15-19).

Quello che è detto della Parola di Dio nel contesto biblico, si può dire della proclama-zione della Parola:

* essa torna ad essere evento ed evento di salvezza:

La riforma liturgica del Vaticano II ha ridato vigore all'antica tradizione ecclesiale, che considerava la liturgia della Parola come una vera e propria celebrazione dell'e-vento salvifico, in grado di determinarsi ogni qual volta la Parola di Dio.

* è proclamata nella liturgia ed è ascoltata dall'assemblea.

Quindi la proclamazione della Parola di Dio non è affatto da considerarsi come un rito preparatorio alla vera e propria celebrazione eucaristica.
Ha un valore in sé, perché rappresenta il momento ecclesiale più espressivo della Pa-rola che si fa evento di salvezza: ha un preciso significato sacramentale, perché la Pa-rola di Dio.

* "opera nei cuori ciò che fa risuonare negli orecchi" (OLM 9).

Da questo punto di vista, la Proclamazione della Parola di Dio non è un fatto qualsia-si: non è affatto come leggersi a casa, da soli, la Parola di Dio!
E' un gesto divino come tutti i gesti della liturgia.

d) Conferma l'alleanza

La proclamazione della Parola di Dio costituisce il segno sacramentale più eloquente della volontà salvifica di Dio nei riguardi dell'uomo che cammina nel tempo.

Perciò, tale momento liturgico non è da prendersi mai alla leggera, né, tanto meno, può essere considerato solo come un supporto della celebrazione: esso realizza un contatto vivo e personale con il Figlio di Dio, Parola incarnata.
Dobbiamo ricordare sempre che:

"La parola di Dio, costantemente annunciata dalla liturgia, è sempre viva ed
efficace per la potenza dello Spirito Santo" (OLM 4).
La proclamazione della Parola di Dio, infine, può essere considerata come il segno più espressivo dell'amore incessante di Dio nei confronti dell'uomo:
 "Manifesta quell'amore del Padre che giammai cessa di operare verso tutti gli uomini" (OLM 4).
La proclamazione della Parola di Dio nel contesto della celebrazione liturgica, è sem-pre da considerarsi come la manifestazione più piena e significativa della volontà e dell'azione salvifica di Dio nei confronti dell'uomo:
 è un rito che conferma l’ alleanza fra Dio e l'uomo.

e) Attesta il dialogo fra Dio e l'uomo...

In forza della reciproca presenza - di Cristo e nostra - si attua un reale dialogo con Dio.

Infatti:

la proclamazione liturgica della Parola... non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma è il dialogo di Dio con il suo popolo, dialogo in cui vengono procla-mate le meraviglie di Dio, della sua salvezza e continuamente riproposte le esigenze dell'Alleanza.
In altre parole, la liturgia della Parola non è semplice informazione, istruzione, ma preghiera nel significato più alto di questo termine, cioè ascolto e contempla-zione.
E' esperienza di Dio che parla e che, nel comunicare la sua Parola, attende la no-stra risposta: risposa che Cristo ha già dato per noi con il suo 'amen' (2Cor 1, 20-22) e che lo Spirito Santo fa risuonare in noi in modo che ciò che si è udito coinvolga profondamente la nostra vita. (OLM 6).

f) ... realizzando un evento interpersonale di comunione

'Leggere' le divine scritture non è cultura, non è studio, non è semplice lettura per apprendere nozioni ma è evento interpersonale tra chi si pone in ascolto (lettore per primo e assemblea) e colui che parla (ovvero Dio stesso per voce del lettore): se ciò non diviene 'evento' la Scrittura non entra in relazione con l'uomo.

g) Esige una 'vera passione pastorale'

 per "celebrare e vivere con autenticità e gioia l'incontro con la Parola nell'Eucaristia domenicale", curando massimamente la Liturgia della Parola", in particolare per quanto riguarda la "proclamazione chiara e comprensibile dei testi".

Ma che significa proclamare?

La "proclamazione" non è declamazione teatrale né semplice lettura, ma è:
 annuncio solenne, pubblico, di un evento che si trova all'origine dell'incontro, in una celebrazione che è azione festosa di una comunità che riscopre se stessa ascol-tando.
 rendere pubblico, bandire, portare a conoscenza di un'assemblea un messaggio importante e nuovo;
 acclamare, dire a voce sostenuta e solenne il proprio assenso, anzi, la fede nel messaggio e in Colui che lo invia;
 rivelare, rendere noto agli uditori quello che Dio oggi vuol far loro conoscere, perché siano provocati a dare una risposta.
Colui che proclama è un araldo, un credente, un porta voce: organo della rivelazione divina, servo della parola, custode della parola, sposo della parola. Non è questione di sesso né di età, ma di reali capacità di capire ciò che si legge e farlo capire col 'tono di voce, la dizione, l'articolazione delle parole, le pause, il fraseggio, gli stacchi, soprattutto il rispetto dei vari generi letterari (narrativo, lirico, profetico, parenetico, ecc.).' Ciò è richiesto dalla natura della parola di Dio proclamata nell'atto liturgico di fronte all'assemblea, e non si può seriamente ottenere da un estemporaneo lettore né tanto meno da bambini: è questione di verità, di dignità, di serietà, anzi di fede, è un servizio da rendere all'assemblea non un favore da concedere al singolo fedele.


Esige una risposta…

La proclamazione della Parola di Dio deve essere anche considerata come un memo-riale che attualizza la Pasqua di Cristo.

Dio nel comunicare la sua Parola attende la nostra risposta: risposta che Cristo ha già dato a noi con il suo 'Amen' (cfr 2 Cor 1,20-23) e che lo Spirito Santo fa risuonare in noi in modo che ciò che si è udito coinvolga profondamente la nostra vita.

Tale risposta è interiore e suppone la capacità di dare ascolto alla Parola di Dio dal profondo del proprio cuore.

Ma una simile risposta non dipende solo dall'uomo.

E' anche frutto dello Spirito Santo:

"E' lui che rende efficace la risposta, in modo che ciò che si ascolta nell'azione liturgica si attui poi anche nella vita: «siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori» (Gc 1, 22)" (OLM 6).

In questo senso, la proclamazione della Parola di Dio contribuisce non poco a illuminare e a dare senso all'intera realtà liturgica, intesa come esperienza di salvezza e come risposta umana al progetto salvifico di Dio.

Consigli per la lettura

1. Il lettore ricordi che non legge la Parola di Dio per sé, ma per gli altri. Deve dunque prestare una particolare attenzione in modo da essere capito.

2. Bandire improvvisazione, faciloneria e sciatteria

Perciò, non si può andare all’ambone senza aver letto personalmente il brano (preparazione prossima) e senza avere quella “dimestichezza” con la Parola di Dio (preparazione remota) di cui si diceva sopra.
Per il rispetto dovuto alla Parola di Dio, a Dio che in essa parla, all’assemblea a cui è destinata,essa va proclamata con tutta la dignità necessaria, a cominciare dall’evitare gli strafalcioni a cui spesso viene sottoposta.
Far comprendere vuol anche dire che non posso usare lo stesso tono per leggere un brano che annuncia un lieto evento e per un altro che esprime pentimento o racconta un fatto doloroso. Non occorre essere attori e nemmeno atteggiarsi come tali - l’ambone non è un teatrino -, ma il senso di quanto leggo dev’essere chiaro. Perché anche il tono sia quello giusto, non occorre - ripeto -fare la recita, ma devo vivere con partecipazione personale quello che leggo.

Anche la dignità (che non è ricercatezza) dell’abito e della persona in genere è segno di rispetto verso la Parola che viene proclamata.

Occorre anche avere il senso della Liturgia: capire i momenti in cui ci si può muovere e, quando lo si fa, senza affanno: non durante la preghiera presidenziale, per es.

Occorre, poi, capire che mentre viene proclamata la Parola si è tutti in ascolto, tutti attenti tutti fermi: parla Dio!

Qualsiasi altra cosa, salvo un improbabile pericolo di incolumità per qualcuno, viene dopo: il turibolo da preparare, la preghiera dei fedeli da leggere successivamente alle letture, ecc.

3. Con spirito di servizio e umiltà

1) Ciò che si fa nella liturgia non può mai indulgere a inopportuni e importuni protagonismi, ma va sempre attuato in spirito di servizio al Signore, all’Assemblea; non si fa nulla per ricercare un proprio ruolo o rivendicare un “posto”; si agisce per la gloria di Dio, non per se stessi. Ciò comporta anche l’umiltà di prestare un determinato servizio quando nessun altro lo fa, lasciando però di espletarlo a chi lo può compiere meglio perché ne ha maggiormente la capacità.

Al tempo stesso, si evita di ritenere scontato di saper fare una determinata cosa (lettura, canto, suono, ecc.): alla base di determinati errori sta proprio la presunzione; si cerca di prepararsi a svolgere un determinato servizio; allo stesso modo si accettano indicazioni e osservazioni che possono aiutare a migliorare nel compierlo.

2) Rispetto delle persone, del loro diritto a ricevere un servizio liturgico dignitoso, attraverso il quale traspaia la maestà, la vicinanza e la carità di Dio, della quale la Liturgia deve essere culmine e fonte: diritto ad ascoltare la Parola di Dio correttamente proclamata, a ricevere da coloro che stanno in presbiterio il buon esempio nel vivere la celebrazione e nel parteciparvi, a non essere distratta proprio
da coloro che la dovrebbero aiutare ad inserirsi nel Mistero (...).

Persistendo le difficoltà di lettura, è compito di tutti, nello stile della correzione fraterna, aiutare le persone interessate a rendersene conto (...). Se di servizio si tratta, esso deve essere realizzato in modo da essere utile a chi lo riceve, diversamente non è più autentico servizio.

4. Con senso della Chiesa

Una nota conclusiva in merito alla già accennata ecclesialità del servizio di lettore: esso va compiuto nel rispetto delle norme che la Chiesa assegna per una corretta celebrazione della Liturgia.

La celebrazione, infatti, è della Chiesa, della Comunità: non è proprietà privata di
nessuno, preti compresi, che pertanto non possono fare a loro piacimento ciò che non si può fare, per es. assegnare ad un laico la proclamazione del Vangelo, cambiare i brani 8specie nelle letture domenicali), ecc.

Come proclamare?

PICCOLA GUIDA DEL PERFETTO LETTORE

La tua funzione è importante, ma non impressionarti: comincia a fare del tuo meglio, il resto verrà poco alla volta…

Tu sei al servizio della Parola di Dio

• Perché la scrittura che leggi diventi Parola di Dio per tutti, bisogna che sia anzitutto Parola per te.
• Prendi cinque minuti per prepararla, per nutrirtene: ne vale la pena.
• L’importante, in una parola, è colui che parla.
• Tu leggi: con la tua voce è Dio che parla oggi; che tutto, in te, lo faccia sentire.
• Una parola vera, accolta, suscita il dialogo: leggi in modo da destare il desiderio di rispondere a Dio.
• Il lettore si avvicini al presbiterio passando dal centro dell'altare e, dopo l'inchino al tabernacolo, si diriga all'ambone.
• Prima di iniziare la proclamazione è bene attendere sempre che l'assemblea sia seduta in atteggiamento di ascolto.

Tu sei al servizio dell’assemblea

• Perché il libro delle Scritture diventi Parola, dà importanza al libro, fallo “esistere”.
• Sta fermo sui piedi, il corpo diritto senza rigidità, le mani sull’ambone, ti sentirai a tuo agio.
• Respira bene, dà aria alla Parola: faciliterai un ascolto disteso, orante.
• Aspetta che tutti siano seduti, in silenzio, attenti.
• Soltanto dopo prendi contatto con loro e comincia: leggi il titolo / / prosegui.
• Un oratore guarda il pubblico, tenendo d’occhio i suoi fogli; tu, lettore, guarda la Scrittura che devi proclamare ai fratelli.
• Non tenere un occhio sul libro e uno sugli ascoltatori.
• Attenzione! I tuoi occhi sono più veloci delle orecchie degli uditori: parla alla velocità delle loro orecchie, delle orecchie del loro cuore…
• Precedi (è facile) le parole che essi rischiano di non capire: sforzati di pronunciarle bene.
• Non rivolgerti a quelli delle prime file: pensa anzitutto a quelli che stanno in fondo alla chiesa.
• Se fai uno sbaglio, resta calmo e disteso, e riprendi la lettura. Può capitare a tutti: l’assemblea lo sa!

Tu sei al servizio del testo

• Prima di leggerlo, guarda come è costruito; cerca le espressioni o le parole importanti.
• Le letture devono essere lette dal lezionario posto sull'ambone evitando l'uso del foglietto (controllare prima dell'inizio della celebrazione le letture).
• Un testo è come un paesaggio: costituisce un insieme; non spezzettarlo, fanne sentire l’unità, comunicane la poesia.
• Occorre evitare di leggere le note scritte in rosso (esempio: "Prima Lettura", "Salmo Responsoriale", …).
• Dopo aver proclamato il "titolo" del brano ("Dagli Atti degli Apostoli") fare una breve pausa.
• Al termine della lettura, bisogna far risaltare la frase "Parola di Dio", facendola precedere da una breve pausa.
• Tu vedi i segni di punteggiatura, i tuoi uditori non li vedono: tocca a te farli sentire.
• Un racconto, un testo meditativo, un inno trionfale, la preghiera di un salmo: esigono un tono diverso, un’andatura diversa. Lo scoprirai da solo se ne hai interiorizzato il contenuto (lettura e salmo non sono la stessa cosa: cambiare persona… o cambiare tono).

Alcuni accorgimenti

• Attenzione alla cantilena (come si fa spesso con i bambini)! La tua voce non deve variare molto di altezza, dev’essere quasi rettilinea (niente “teatro”).
• Vedi un inciso, una parentesi: falla sentire cambiando leggermente il tono della voce.
• Non gridare: ar-ti-co-la!
• Dà rilievo all’accento tonico della parola: “Fratèlli, siate sèmpre lièti”, ma senza esagerare.
• Le consonanti sono lo scheletro: devono essere ben scandite (senza durezza). Le vocali danno la carne: devono essere rilevate (non trascinate).
• Attenzione alle vocali vicine: “Chi odo?” – Non “Chiodo?”.
• Fermati sempre davanti al primo termine di una enumerazione: “Versato/ per voi e per tutti”).
• Fa sentire l’interrogazione sulla parola giusta: (Chi accuserà gli amici di Dio? – Sei tu che lo dici?),
• Non lasciare cadere la fine di una frase: sostieni la tua voce.
• Per far intuire la fine del brano, rallenta le ultime parole.

Se c’è un microfono

• Ricorda che non diminuisce i tuoi difetti: li amplifica.
• Prima di iniziare la proclamazione è importante regolare la posizione del microfono perché questo sia in prossimità della bocca, evitando di stare chinati sul libro.
• Ricorda che porta la tua voce in tutta la chiesa con la sua potenza… o la sua debolezza.
• Sappi regolarlo (con calma) secondo la tua statura, la tua voce, la tua distanza.
• Quando devi spostarlo o manipolarlo, chiudilo.
• Fa’ una prova: sonorità, acustica, cambiano da una chiesa all’altra.
• Chi ha in mano il microfono non deve far sparire il canto dell’assemblea. Deve aiutare a cantare, non far sentire solo la sua voce.

Analizziamo ora alcuni particolari da tenere ben presenti quando ci prepariamo per una lettura in pubblico.

IL RITMO

Il ritmo è dato dal succedersi degli accenti in una frase, è dettato dalla punteggiatura ( ricordiamoci i tempi diversi di attesa quando li incontriamo).

Nell'ambito grammaticale la punteggiatura ha un valore ben preciso: quello di dare logica al discorso. Quindi una lettura oggettiva, come potrebbe essere la lettura di un articolo di giornale, che non ci coinvolga emozionalmente, si basa sul tono logico: in questo caso il lettore è solo il mezzo per diffondere la notizia; basta quindi che si attenga alle regole dettate dalla punteggiatura per ottenere una buona comunicazione. Quando, al contrario, ci accingiamo a leggere un brano di poesia, un monologo teatrale, quando entriamo nella psicologia di un personaggio, allora i segni di interpunzione acquistano altri valori, diventando segni d'espressione e d'interpretazione.

L'uso dei segni di punteggiatura è abbastanza soggettivo e varia da scrittore a scrittore: può addirittura determinarne lo stile.

IL TONO

Il tono dà alla vocalità un movimento in verticale ( da quello più grave a quello più acuto o viceversa) nel parlare noi andiamo su e giù con la voce senza rendercene conto.

IL VOLUME

Il volume è il grado di sonorità che diamo all’emissione vocale in relazione alla quantità di fiato impiegata.
La parola chiave è quella parola su cui appoggiarsi per chiarire il concetto, il pensiero. Basta infatti appoggiare intenzionalmente il tono su una parola piuttosto che su un’altra per modificare il senso della frase.

Padre Salvatore Magrì

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