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“Attenzione !!!

far parte della Caritas Parrocchiale non potrà mai essere né un’onorificenza né una delega, ma un’ assunzione di responsabilità per la crescita della comunità di cui si è parte attiva.”

Vorrei subito iniziare col precisare COSA LA CARITAS PARROCCHIALE NON È... E COSA, INVECE, E’.

1. Non è un gruppo di volontariato;
2. Non è un gruppo di delegati, dal resto della comunità, alle azioni caritative;
3. Non è la dirigenza di attività altrui.

• È l’organismo pastorale a cui il parroco affida il compito di sensibilizzare, promuovere, coordinare il servizio comunitario della carità, all’interno della comunità parrocchiale e nel territorio in cui essa è inserita.
• La Caritas ha prevalente funzione di sensibilizzazione e di animazione, che si concretizza:

- nell’evidenziare i bisogni;
- nel proporre occasioni di impegno;
- nell’individuare disponibilità;
- nel valorizzare competenze;
- nel suscitare risposte.

La Caritas Parrocchiale deve far sì che la sofferenza di alcuni diventi un problema e un impegno per tutti!!!

Come concretamente agisce sul territorio parrocchiale? Attraverso la “creazione” di un Centro d’Ascolto che permette di conoscere meglio le povertà presenti nella comunità: anziani, minori a rischio, famiglie disagiate, disabili, etc… L’ascolto è il punto di partenza e di arrivo per l’ospitalità, per “fare in modo che i poveri siano nella comunità cristiana come a casa loro” (Giovanni Paolo II).
L’ascolto è:

GIOIA, perché nella vicenda di chi è nel bisogno si riconoscono i tratti comuni della nostra attuale condizione umana e si vive un momento di fraternità ritrovata;

UN SERVIZIO della comunità cristiana, attraverso cui si esprime lo spirito evangelico della testimonianza della carità;
UN PUNTO DI RIFERIMENTO per le persone in difficoltà, dove i loro problemi trovano ascolto e considerazione;
UN’OPPORTUNITÀ per conoscere le situazioni di emarginazione presenti sul territorio;
UNO STRUMENTO per accompagnare chi vive una situazione di disagio nella ricerca delle soluzioni ai propri problemi.

Quale influenza dovrebbe esercitare sulla comunità parrocchiale? Una sensibilizzazione maggiore mediante l’informazione sulle povertà e sulle possibili soluzioni, sollecitando delle risposte, non tanto e non solo in termini di elemosina ma soprattutto in termini di disponibilità, tempo, ascolto, condivisione e accompagnamento.

Come realizzare tutto ciò? Cercando di trovare, insieme al Parroco e agli operatori pastorali dei gruppi di catechesi e liturgia, contenuti e modalità per meglio riuscire a trasmettere il valore di una solidarietà attiva e di una carità autentica.

Fattivamente e attivamente, in questi anni, la nostra azione è stata incentrata su un contatto diretto con le famiglie del territorio per far sì che si potesse creare un rapporto di reciproca stima e rispetto e, soprattutto, di fiducia, date le condizioni in cui versano. L’essere stati presenti nelle loro case ha fatto sì che ciò potesse realizzarsi, seppur con iniziale diffidenza ed imbarazzo. Tutto questo ci ha permesso di evitare che la parrocchia divenisse un “supermercato” e agli operatori ha dato la possibilità di riuscire ad integrarsi ancora di più con le realtà esterne alla comunità. Non mancano, naturalmente, i contatti con i Servizi del Comune, con i quali siamo riusciti a creare una collaborazione “di rete” tale, da venirci incontro in base alle necessità. Non possiamo tacere una realtà che esiste a Paternò e che accomuna tutte le Caritas Parrocchiali: la Caritas Vicariale, unione di almeno un rappresentante per parrocchia che porta avanti il progetto caritas a livello cittadino, toccando tutte le realtà, compresi gli extracomunitari.

• Abbiamo realizzato la cosiddetta Giornata della Carità, affinché, almeno un giorno all’anno, la Carità si lasci vedere;
giornate comunitarie con extracomunitari, minori, disabili e anziani;
• grazie anche alla collaborazione dei ministri straordinari abbiamo organizzato le Novene,a casa dei malati, e per Pasqua e Natale portiamo loro un dono e un momento di preghiera con i bambini del catechismo;
• da non dimenticare la Celebrazione Eucaristica del 06 dicembre, in onore dei festeggiamenti a S. Barbara, alla quale partecipano tutte le Associazioni di Volontariato di Paternò, le Caritas Parrocchiali e gli ammalati, nonché i Volontari.

L’amore deve essere palpabile, si deve toccare con mano, in una parola: deve essere vero! Siamo pieni di parole, spesso insulse; abbiamo bisogno di fatti. L’amore è la parola più inflazionata,ed è la parola che ha bisogno, più delle altre, di diventare vita concreta. L’amore si è fatto uomo in Gesù di Nazareth e dall’incontro con lui possiamo anche noi diventare pane spezzato per i fratelli. Nell’incontro con il Figlio di Dio, la speranza si alimenta, la carità si rende visibile e la fede nasce e si consolida. È l’incontro la vera realtà che andiamo cercando e nell’incontro troveremo la risposta alle nostre più profonde e, a volte, nascoste domande.

Buon Lavoro a tutta la comunità!!!

Silvia Puglisi

 
   
         
     
       
             
           
                     
   
 
 
 
 

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