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Il
culto per la fanciulla di Nicomedia non ha avuto il tempo di svilupparsi
immediatamente dopo il suo martirio. Le travagliate vicende dell'impero
barcollante posero, in un primo tempo, un velo su quella morte.
Fino alla prima metà del IV secolo ai cristiani null'altro era
consentito se non di seppellire i propri morti. E questi giacquero,
in silenzio, nella loro tomba, in attesa della loro resurrezione. Che
vi fu, travolgente e dilagante all'indomani della svolta di Costantino.
Quanto alla piccola Barbara, quella sua fine così raccapricciante,
aveva lasciato una traccia troppo vivida nella coscienza dei cristiani
che erano sì, abituati a piangere i loro morti, ma mai avrebbero
pensato che sulle carni di una piccola vergine si potesse abbattere
tanto disumano furore. E' chiaro che ogni brandello di quella storia
fu conservato nella memoria della gente, gelosamente custodito e poi
tramandato fino al giorno in cui fu possibile, finalmente, poterne celebrare
liberamente la gloria.
E fu un trionfo!
Come un’epidemia, quella storia si diffuse fin nelle più
lontane propaggini dell'impero restando miracolosamente intatta e anzi,
trovando sempre ulteriori stimoli di affermazione e di crescita. Il
culto di Santa Barbara fu un culto forte e lasciò le sue impronte,
ancora oggi visibili e verificabili, sia in Occidente fin dal V-IV secolo
d.C. e successivamente in Oriente nel VII secolo d.C..
Non si lasci ingannare il lettore dall'apparente stato confusionale
in cui quelle tracce si sono andate depositando nel corso dei secoli,
o dal coacervo di luoghi e siti che, in qualche modo, ne rivendicano
varie paternità (di origine, di morte, di conservazione delle
reliquie). Quel che conta è che per essere stata così
dirompente quella "leggenda" doveva fondarsi su elementi di
grande fruibilità e leggibilità, di quelli che vanno diritto
al cuore, e forse anche al cervello degli uomini.
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